WAVE 2011_workshop di architettura di Venezia
“Un blocco di cemento di 1.070 metri cubi: è questa la “dote” portata alla provincia di Vicenza, una delle più industrializzate d’Italia, da ogni abitante in più degli anni Novanta. Crescita demografica: più 52 mila abitanti, pari al 3%. Crescita edilizia: più 56 milioni di metri cubi, pari a un capannone largo dieci metri, alto dieci e lungo 560 chilometri. (...) ...per ogni vicentino in più arrivato nel decennio sono stato tirati su 3.718 metri cubi di calcestruzzo. Pari a un capannone dieci per dieci lungo 37 metri. Può essere questo lo sviluppo di domani?”
(Gian Antonio Stella, “Allarme, il Veneto scoppierà. Di capannoni”, il Corriere della sera del 18 settembre 2004)
Il Nord Est non sarebbe tale senza il magma di capannoni che tra gli anni ottanta e novanta hanno occupato il territorio, favorendo una crescita economica senza pari.
Il Capannone è divenuto in breve tempo il TEMPIO del capitalismo molecolare.
Ma cosa sono i capannoni? Una nuova tipologia? Una nuova forma urbana? Un nuovo paesaggio?
Oggi dopo i rapidi processi di globalizzazione e delocalizzazione, con la crisi mondiale del 2008 la maggior parte di questo patrimonio è abbandonato.
Cosa fare di questi scheletri inutilizzati tenuti in vita solo come immobilizzazione di capitali a garanzia fi nanziaria delle imprese?
A partire dal caso dell’ex Elba a Bassano del Grappa, il workshop cerca di sviluppare, attraverso dispositivi POP-UP, una strategia per ripensare quel grande capannone dieci per dieci e lungo 560 chilometri che si attorciglia dentro il Nord Est.



